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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Lettera aperta al Consiglio regionale della Sardegna, alla Conferenza Episcopale Sarda CES, alla società civile

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
10 Marzo 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 6 mins read
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Al Presidente del Consiglio regionale della Sardegna

On. Giampietro Comandini

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Spett.le Conferenza Episcopale Sarda

Alla cortese attenzione del Presidente

S.E.R. Monsignor Antonello Mura

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

e.p.c.

Alla Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Sardegna

Carla Pugligheddu

Gentili Signori

Mi chiamo Francesco Zanardi, ho 56 anni e sono sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete. In qualità di portavoce di una rete composta da vittime e dalle loro famiglie ( Rete L’Abuso ), intendo mettere in evidenza che il problema riguarda non solo le persone direttamente coinvolte, ma anche i nuclei familiari, quindi un numero considerevole di cittadini.

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Prendo spunto dall’importante vicenda che ha recentemente coinvolto la Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Carla Puligheddu, il Presidente del Consiglio Regionale Sardo, Piero Comandini, e la Conferenza Episcopale Sarda, rappresentata dal presidente monsignor Antonello Mura, al fine di condividere con i destinatari della lettera alcune considerazioni. Nel mese di gennaio scorso, la Garante ha formalmente invitato la CES a collaborare attivamente con la magistratura italiana per garantire la tutela delle vittime di abusi sessuali commessi da membri del Clero. Dopo quarantotto giorni, la CES ha replicato contestando l’accuratezza dei dati, ritenendoli non fondati. Tuttavia, i dati citati dalla Garante provengono dalle rilevazioni effettuate dalla mia associazione nel corso degli anni e pubblicati online il 24 ottobre 2025.

Premesso che lo scorso ottobre la stessa Commissione Pontificia per la tutela dei minori, nel suo rapporto periodico ha indicato la Conferenza Episcopale Italiana all’ultimo posto in materia di tutela dei minori, vale la pena ricordare, le cifre dichiarate dalla stessa CEI dal 2000 a oggi:

Il 25/05/2010 è il segretario della CEI monsignor Mariano Crociata a dichiarare a margine di una conferenza stampa 100 casi registrati dal 2000 al 2010.

Il 3/02/2022 la diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi registrati nella sola diocesi.

Il 28/05/2022 il presidente della CEI monsignor Matteo Zuppi dichiara pubblicamente 613 casi italiani registrati dal 2010, già in possesso del Dicastero per la dottrina della fede. Nella stessa occasione annuncerà anche in Italia la costituzione di una commissione d’inchiesta alla quale aggiungeranno anche i casi registrati dai neonati sportelli diocesani. Commissione d’inchiesta di cui, ad oggi, non si sa nulla.

Il 17/11/2022 la CEI dichiara, nel suo primo report, che gli sportelli diocesani registrano nel solo biennio 2020 – 2021 68 casi.

Il 16/11/2023, nel secondo report CEI, emergono nel solo anno 2022 altri 32 casi registrati dagli sportelli.

Il 20/01/2025 sarà nuovamente la diocesi di Bolzano a dichiarare 41 nuovi casi.

Il 28/05/2025 la Cei rivelerà nel suo terzo rapporto, altri 69 casi riferiti all’anno 2024.

Il 7/11/2025 la diocesi di Bolzano dichiarerà ulteriori 30 casi.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Il totale dei casi dichiarati, in linea con quelli riscontrati dall’Osservatorio di Rete L’Abuso, è quindi pari a 1053 a partire dall’anno 2000.

È tuttavia importante rilevare che i dati nazionali dichiarati dalla CEI risultano incompleti: sono privi di riferimenti alla localizzazione geografica dei casi, dei nominativi degli autori dei reati, dei provvedimenti adottati dalla Chiesa nei confronti degli abusatori, della loro attuale collocazione, nonché delle forme di sostegno e assistenza eventualmente fornite alle vittime. Mentre in quindici anni di attività, Rete L’ABUSO, grazie alle vittime sopravvissute, ha integrato i dati della CEI fornendo informazioni su localizzazione dei casi e provvedimenti adottati, contribuendo a colmare le lacune dei dati ufficiali.

Va quindi riconosciuto il lavoro svolto dall’Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, che CEI e CEF dovrebbero ringraziare anziché offendere e denigrare.

Grazie anche al contributo diretto dei sopravvissuti che ne fanno parte, Rete L’ABUSO ha censito i casi, potendo così dimostrare che quei “numeri e dati senza nessun reale fondamento”, come definiti dalla CEI, risultano attendibili, sebbene con una lieve sottostima di poco meno di cento casi.

L’associazione, infatti, conta in data odierna, sul database pubblico messo a disposizione dei cittadini 1156 casi contro i 1053 dichiarati dalla CEI.

Un’altra riflessione importante che condividiamo con voi è la seguente: non basta realizzare sportelli diocesani per pensare di aver tutelato le vittime, queste vanno soccorse e risarcite, soprattutto alla luce della recente indagine svolta dall’Associazione La Rete proprio sugli sportelli che mette in luce gli scarsi risultati ottenuti dalle iniziative diocesane.

Come non è una garanzia avvalersi di “professionalità formate e competenti”, quando poi i preti denunciati agli sportelli o condannati dalla giustizia italiana, non vengono rimossi ma addirittura reintegrati dopo il carcere, tornando inevitabilmente a contatto con minori. Casi che registriamo anche in Sardegna.

Ho inoltre informato la Garante di due casi di abuso avvenuti in Sardegna sui quali, al momento, non è stato possibile intervenire: in un caso la vittima non si sente ancora pronta a presentare denuncia alla magistratura, mentre nell’altro il reato risulta prescritto secondo la legge italiana. Di fronte a situazioni concrete come queste, ci si chiede quale azione di tutela consiglierebbero i ‘professionisti formati e competenti’.

È evidente che la posizione presa dal Consiglio Regionale sardo, in linea con le critiche espresse dalla CES, nei confronti dei sopravvissuti sardi, delle loro famiglie e della stessa Garante, abbia gravemente ignorato la realtà dei fatti e dei numeri, impedendo alle istituzioni (civili ed ecclesiastiche) di favorire interventi adeguati di tutela.

Proseguo con una ulteriore e importante riflessione: il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, nel suo ultimo rapporto, esprime preoccupazione per il caso Italia:

“il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

A questo proposito segnalo che l’Italia è stata superata da paesi come Francia, Belgio, Spagna e via dicendo che, tramite la costituzione di Commissioni indipendenti atte a svolgere indagini sugli abusi clericali, hanno organizzato strutture idonee all’accoglienza delle vittime e a risarcimenti economici adeguati.

Per esempio, la Francia, che conta un numero di sacerdoti ben inferiore, circa 21.000 contro i 31.000 dell’Italia, ha rilevato che i 3000 sacerdoti pedofili censiti, abbiano prodotto ben 330.000 vittime tra i cittadini francesi.

Restando a completa disposizione del Presidente Comandini, l’Associazione La Rete rinnova la propria fiducia nella Garante Carla Puligheddu, rimasta vittima di pregiudizi e di una strumentalizzazione che ha coinvolto anche il Consiglio Regionale della Sardegna.

Con ossequio

Francesco Zanardi – Portavoce Rete L’ABUSO

Anna Ipata – Referente Coordinamento famiglie sopravvissuti

Ludovica Eugenio – Portavoce Coordinamento Italy Churc Too

Emanuela Provera – Giornalista indipendente

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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