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Che fare dei mosaici di un prete accusato di abusi sessuali?

Le opere di Marko Rupnik, accusato da una ventina di suore e sotto processo in Vaticano, sono esposte in tutto il mondo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Aprile 2026
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Il dibattito sulla complicata distinzione tra opere e comportamenti dell’artista che le ha realizzate non è nuovo, ma un recente articolo del New York Times ha posto una questione riguardo a un caso piuttosto singolare di artista accusato da anni di abusi sessuali, le cui opere continuano a essere esposte in oltre duecento luoghi in Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti e altri paesi.

Questi luoghi sono perlopiù chiese, e l’artista è un teologo ed ex prete gesuita, Marko Rupnik, mosaicista sloveno di 71 anni apprezzato e richiesto, ma accusato di abusi sessuali e psicologici ai danni di diverse suore.

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La storia era emersa nel 2022 ed era poi stata molto ripresa dai media quando nel 2024 due ex suore tra le circa venti donne che accusavano Rupnik raccontarono pubblicamente le presunte violenze subite. Dissero che le violenze risalivano agli anni Ottanta, quando loro erano suore poco più che ventenni della Comunità Loyola di Lubiana, in Slovenia, e che erano avvenute anche nei decenni successivi a Roma, nel Centro Aletti. È un centro di studi teologici e artistici che realizza opere religiose per le chiese, e di cui Rupnik è stato a lungo direttore artistico.

Autore di mosaici in diversi importanti palazzi vaticani, Rupnik è stato per anni un gesuita molto rispettato: nel 2021 gli erano stati affidati, tra le altre cose, i lavori di restauro e di rinnovamento della cappella del Pontificio Seminario Romano. Dopo un’indagine dei Gesuiti, nel 2023, gli era stato offerto «di cambiare di comunità e di accettare una nuova missione», ma lui si era rifiutato ed era per questo stato espulso dall’ordine. Nello stesso anno il Vaticano aveva avviato una propria indagine, dopo che una commissione speciale per combattere gli abusi sessuali nella Chiesa aveva segnalato a papa Francesco, gesuita anche lui, «gravi problemi» nella gestione del caso di Rupnik, e «la mancanza di vicinanza alle vittime». Attualmente Rupnik è sotto processo canonico presso un tribunale vaticano.

A general view of the Holy Door of Charity, the work of Father Marko Ivan Rupnik, in Rome, Italy, December 10 2015. Pope Francis will cross the Holy Door of Charity on 18 December 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Secondo alcune delle donne che lo accusano, i suoi mosaici dovrebbero essere rimossi o coperti, o laddove non sia possibile farlo dovrebbe essere aggiunta una didascalia che riporti le accuse.

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Finora pochi vescovi e funzionari ecclesiastici, perlopiù all’estero, hanno accolto l’invito delle presunte vittime. Nel 2024 l’organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo aveva annunciato che avrebbe coperto con un tessuto i mosaici di Rupnik esposti nel Santuario nazionale di san Giovanni Paolo II, a Washington, e nella Cappella della santa famiglia a New Haven, nel Connecticut. E nel 2023 il vescovo di Lourdes, in Francia, aveva ordinato che i mosaici realizzati da Rupnik per la basilica di Nostra Signora del Rosario venissero coperti con delle lastre di alluminio.

Ma nella maggior parte dei casi le opere sono ancora esposte nelle sedi e nei modi in cui erano state pensate e commissionate, in Italia e in altri paesi del mondo. Nei primi anni Novanta, per esempio, papa Giovanni Paolo II aveva commissionato al Centro Aletti i mosaici per la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, a Città del Vaticano.

Secondo alcuni religiosi infatti le opere di Rupnik non dovrebbero essere trattate in modo diverso rispetto ad altre esposte nelle chiese da secoli, e realizzate da artisti controversi o comunque noti anche per il loro stile di vita non irreprensibile, da Caravaggio a Benvenuto Cellini a Filippo Lippi. Il caso di Rupnik suscita polemiche «perché l’autore è ancora vivo, perché il caso è ancora aperto e perché lui continua a creare opere», ha detto al New York Times il teologo Marco Tibaldi, che insegna all’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Bologna.

-OR- VISITA PASTORALE DI PAPA BENEDETTO XVI A SAN GIOVANNI ROTONDO, DOMENICA 21 GIUGNO 2009: Benedetto XVI giunge alla Chiesa nuova di San Pio da Pietrelcina per l’ incontro con i sacerdoti, i religiosi/e e migliaia di giovani. Il Papa visita i mosaici realizzati dal gesuita Ivan Marko Rupnik nella Cripta sotto la Chiesa. (Copyright L’OSSERVATORE ROMANO – Servizio Fotografico – photo@ossrom.va)

Il New York Times ha anche segnalato il caso della chiesa del Corpus Domini, a Bologna, in cui è esposto un mosaico di Rupnik realizzato nel 2013 e che secondo il prete della chiesa, don Stefano Zangarini, ha attirato migliaia di visitatori in una chiesa relativamente isolata. «Non tutte le opere d’arte della storia sono state create da santi, anzi, tutt’altro», ha detto Zangarini, aggiungendo che «forse l’arte ci ricorda che esiste una bontà che trascende le nostre debolezze, i nostri alti e bassi».

Anche alcuni siti del Vaticano avevano inizialmente continuato a mostrare immagini delle opere di Rupnik, dopo che le accuse erano diventate pubbliche. Erano state progressivamente rimosse, dopo le critiche espresse nel 2024 da Sean Patrick O’Malley, importante cardinale e arcivescovo di Boston, allora a capo della commissione per combattere gli abusi nella Chiesa. In una lettera a tutti i dicasteri aveva sollecitato maggiore «prudenza pastorale» prima di decidere di esporre opere d’arte create da un presunto autore di abusi.

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In un comunicato del 2024, il Centro Aletti aveva espresso «preoccupazione per il diffondersi della cosiddetta “cancel culture” e di un pensiero che legittima la “criminalizzazione” dell’arte», e aveva aggiunto che «la rimozione di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere considerata come punizione o cura». Aveva anche scritto che Rupnik ha sempre negato le accuse. Il Dicastero per la dottrina della fede, l’importante organo della Curia che ha anche funzioni disciplinari, aveva annunciato a ottobre del 2025 di aver nominato i cinque giudici del tribunale che giudicherà Rupnik: da allora non ci sono stati altri sviluppi.

https://www.ilpost.it/2026/04/18/arte-mosaici-abusi-sessuali/

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