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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
17 Ottobre 2015
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 5 mins read
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E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

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Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

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Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

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Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

F.

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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