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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
21 Ottobre 2016
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 5 mins read
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Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

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Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

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Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

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Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

frazan

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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